CENNI STORICI DELL’ALBERGO SAN GIORGIO


L’albergo HOTEL SAN GIORGIO (nome originale "REGINA e SAN GIORGIO HOTEL") ha iniziato la sua attività nel gennaio 1920. La casa è composta da due edifici: uno, più alto, appositamente progettato e costruito con destinazione alberghiera, l’altro più basso , la cui primitiva esistenza risale probabilmente al 600. Questo più vecchio, inizialmente era una piccola stalla per il ricovero degli animali e del contadino, poi successivamente fu ampliato. I due edifici vennero accorpati nella situazione attuale per realizzare l’albergo con tutti i servizi necessari.

Il luogo si trova oggi nel Comune di Tremezzo (già Tremezzina), sul confine con il Comune di Lenno , confine delimitato dal torrente Pola, ed è situato a valle della strada ancora oggi chiamata Regina Teodolinda *, in memoria di colei che la fece realizzare, ampliando e seguendo il vecchio tracciato dell’esercito romano lungo la sponda occidentale del lago.

Il terreno si sviluppa degradando dalla strada verso il lago con il quale combacia.
In quel tempo il podere era destinato a pascolo e uliveto e l’antico edificio era stato nel tempo ampliato per realizzare un frantoio ove si produceva olio.
Ancora oggi si trovano nel giardino i tavoli di pietra ricavati delle mole originali usate per spremere le olive. La forza motrice per far girare le pesanti mole per la spremitura delle olive era prodotta all’inizio da un asino che girando in tondo muoveva la mola, poi dalla derivazione di un corso d’acqua del torrente Pola, che scorreva lungo il muro di cinta del confine, sotto la strada, prima di immettersi nella ruota del mulino, posto all’ interno all’edificio.
Successivamente cessò la spremitura delle olive e l’edificio venne adibito a setificio, attività più redditizia nel periodo di sviluppo sul lago della tessitura e della lavorazione della seta. La forza motrice necessaria per azionare i telai derivò allora, ai primordi, da motore elettrico con l’elettricità prodotta, con grande novità, dal primo generatore della zona, introdotto e messo in funzione dal signor Paggi sul fondo dell’attuale sede di Villa Itala, attigua all’Albergo. Il generatore elettrico veniva sempre azionato dal corso d’acqua derivato dal torrente Pola e il movimento dei telai veniva effettuato con apposite pulegge e cinghie di cuoio, ancora oggi visibili nel portico, accanto all’attuale garage.
Con l’avvento della Grande Guerra del 1915-18 anche l’attività della seteria venne a cessare e il fondo restò destinato a pascolo.
Fu una lungimirante idea del fondatore dell’Albergo, Giulio Cappelletti, identificare questo terreno, come luogo ideale per una destinazione alberghiera.
Giulio Cappelletti , trisnonno degli attuali proprietari e gestori, proveniva da famiglia del lago non ricca e con numerosa prole. Fin da giovane aveva intrapreso l’attività di maitre di sala maturando notevole esperienza e conoscenza nelle crociere verso l’Egitto, allora particolarmente frequentate dalla migliore società inglese.
Iniziò l’attività di Albergatore con un piccolo Albergo (il Brentani) in Lenno , oggi trasformato in residence, e ampliò la sua attività con la gestione dell’Albergo “Regina San Giorgio”, così chiamato proprio in onore dei clienti inglesi, poi denominato Roma e oggi Albergo Lenno.
Con la sua serietà e professionalità si era creato una affezionata e stimata clientela, particolarmente tra le famiglie inglesi che proprio in quel periodo avevano scoperto il Lago di Como, in particolare la Tremezzina , come luogo dal clima ideale per la cura e la salute, specie dei polmoni , durante il dilagare della tbc.

Con l’aiuto e la fiducia dei suoi più affezionati clienti fondò una società per l’acquisto del terreno e la costruzione dell’Albergo. Superò non poche difficoltà, era il periodo della ”Grande Guerra“, e riuscì ad aprire le porte della casa per iniziare l’attività nel 1920, poco dopo la fine della prima guerra mondiale (1915-1918).
La struttura dell'hotel fu tutta realizzata con pietra di Moltrasio trasportata via lago dalle grosse gondole caratteristiche, dette “cumball”, che si possono vedere nelle foto del tempo. La pietra era ricavata dalle cave nella roccia che caratterizza ancora oggi il paese di Moltrasio, sul lago, vicino a Como.
Le pietre venivano poi trasportate , una per una ,a spalla dalla spiaggia dove venivano scaricate fin sul cantiere. Nella tecnica del tempo, si tramandava che solo con queste pietre, ciascuna squadrata con lo scalpello del cavatore, si costruivano solide case. Oggi le cave di queste pietre hanno cessato l’attività, anche per tutela ambientale della zona.
Allora l’albergo, grazie al turismo inglese, rimaneva aperto quasi tutto l’anno.
Il ritmo della vita quotidiana era di stampo classico anglosassone: al mattino breakfast con uova, beacon , latte fresco di mungitura , panna , burro del luogo, spremute di arance, the o anche caffè, poi bagno nel lago, passeggiate in montagna, anche a dorso d’asino o con la “limousine” guidata dallo zio Mosè, con pic- nic sui prati, gite in barca sulle “inglesine”, dello storico barcaiolo Ulisse, realizzate in legno di mogano, allora molto diffuse sul lago, con cuscini e tendine parasole, o sul motoscafo dell’albergo guidato dallo zio Mosè , partite a tennis o al golf di Menaggio-Cadenabbia. Il pranzo di mezzogiorno era preceduto dal suono del gong battuto dallo storico maitre Mancini.
Nel pomeriggio il classico the con torte e pasticcini preparati dalla cucina, poi sull’imbrunire, sempre preceduta dal suono del gong, la cena alla quale partecipavano tutti in abito da sera, le signore indossavano eleganti scialli di seta e abiti lunghi, gli uomini il tight: era il costume, non scritto o imposto, ma insito nelle normali abitudini britanniche.
Proprio in quei giorni d’inizio dell’attività al di là della strada, verso monte, apriva una cartiera rumorosa che danneggiava non poco la quiete del luogo con grave danno per l’attività dell’albergo. Fortunatamente per la quiete della casa, la cartiera cessò ben presto la sua attività e il luogo dove essa sorgeva venne acquisito per costruivi un bel campo da tennis in terra rossa, tuttora ben funzionale e operante. Fu progettato con cura dai clienti inglesi, i primi particolarmente esperti nel praticare questo sport, molto diffuso in Inghilterra e ancora agli inizi in Italia.
La vita della gente del luogo era molto semplice, regolata dal suono delle campane, dal sorgere del sole al tramonto. Grande era la Fede della popolazione che la esternava nelle cerimonie che si svolgevano nelle feste con ricorrenza annuale: dal S. Natale, alla S. Pasqua, la processione del Venerdì Santo con il Cristo morto, quella del Corpus Domini con i ragazzi e le ragazze nei loro abiti della Prima Comunione ed i petali di rosa sparsi lungo il tragitto. Particolarmente sentita, ancora oggi, era la festa al Santuario della Madonna del Soccorso, che dall’alto domina su Lenno e sulla Tremezzina, per la Natività di Maria, l’8 settembre : il suono delle campane sembrava richiamare tutta la gente del lago e numerosi accorrevano i pellegrini da tutti i paesi. Nei periodi di miseria numerosi erano i viandanti che cercavano un po’ di ristoro e sempre a tutti nonno Giulio e nonno Gino offrivano per tradizione un piatto caldo. (1)
Purtroppo nell’agosto del 1924 Giulio Cappelletti moriva e la notizia apparve sul Times del 28 agosto 1924 con il significativo titolo “ THE PERFECT HOST AND THE PERFECT HOTEL”, copia dell’articolo originale è tuttora conservata ed esposta nell’ufficio di ricevimento.
Giulio Cappelletti lasciava la moglie Clementina e due figli : Giorgio che morirà anche lui due anni dopo, all’età di cinque anni e Luigi (Gino,per gli amici) che si troverà ancora giovane ,19 anni, ad ereditare la gestione dell’albergo con la mamma Clementina. La prima figlia Anna Maria era morta nel 1922, alla sola età di due anni, lasciando già gran lutto.

Furono momenti difficili per la casa e in questa situazione fu preziosa la collaborazione della storica zia Gina, sorella di Giulio, ed il sostegno di amici e affezionati clienti.
Lo zio Daniele Cappelletti, fratello di Giulio, subentrò nella direzione dell’albergo.
Le difficoltà erano pressanti, ci fu anche il tentativo di estromettere dalla proprietà la vedova Clementina ed il figlio Luigi: solo il sostegno dei veri amici, soci leali e clienti fedeli, impedì che la manovra riuscisse.
Luigi , chiamato Gino, su consiglio del padre Giulio, aveva intrapreso le prime esperienze nell’attività alberghiera , prima all’Hotel Suvretta a Saint Moritz, poi a Berlino , dove si trovava alla morte del padre. Successivamente perfezionò la sua preparazione nei migliori alberghi di Jersey, dove trascorse diverse stagioni e conobbe la futura moglie Juliette Madeleine , di origine bretone di Saint Malò.
Maturata l’esperienza di albergatore , Gino rientrò a casa con la moglie poco prima dell’inizio della seconda Guerra Mondiale. In questo periodo nacquero due figlie : Nicoletta nel 1938 , che ha poi scelto la vita religiosa nelle Suore Adoratrici del SS Sacramento e Margherita nel 1944.
Vennero gli anni duri della guerra , cessò il flusso turistico e l’albergo fu prima alloggio di agiate famiglie ed anche di importanti ditte ( Richard Ginori, Snia Viscosa, e altre) che, “sfollate”, lasciarono la città, principale obiettivo dei bombardamenti aerei, e trasferirono qui la loro sede.
Si vissero i giorni tragici e bui che precedettero la fine del fascismo; la casa ed i luoghi circostanti divennero teatro degli eventi storici più importanti della fine della guerra culminati con l’uccisione il 28 aprile 1945 di Benito Mussolini e della sua compagna Claretta Petacci proprio a Giulino di Mezzegra, a poche centinaia di metri dall’albergo.
Prima degli eventi finali , la villa oggi chiamata “Contini” e trasformata in residence, vicina all’albergo fu occupata dal Ministro del Fascismo Guido Buffarini Guidi e l’albergo fu residenza
delle guardie della X MAS impegnate per la sua sicurezza .
Una tragica sera (del giorno 3 ottobre 1944) ci fu l’attacco dei partigiani ai fascisti alloggiati in albergo ed i fatti sono descritti nel libro “La battaglia di Lenno”.
Nei giorni successivi un severo e nutrito corpo di militari italiani e tedeschi requisì ed occupò tutto l’Albergo con lo scopo di riportare il controllo su tutta la zona.
Finita la guerra l’Albergo fu di nuovo occupato delle truppe alleate americane che qui soggiornarono per diverso tempo in attesa degli accordi post bellici.
Con il ritorno alla vita civile finì l’occupazione militare dell’albergo e riprese l’attività turistica.
Luigi, con il suo carattere signorile e buono, temperato e sorretto dal forte carattere bretone della moglie Juliette, con le figlie Nicoletta e Margherita e zia Gina, si impegnarono nel ricostruire l’atmosfera tranquilla e piacevole nella tradizione della vita del San Giorgio. Naturalmente la situazione era particolarmente difficile con profonde ferite economiche, civili e morali: il flusso turistico, specie quello inglese, era praticamente scomparso e solo le più affezionate e agiate famiglie poterono continuare a frequentare la casa.
Motivo di soddisfazione per i proprietari fu, ed è , constatare che allora , ed ancora oggi, le successive generazioni di quelle famiglie continuarono e continuano a passare le loro vacanze al San Giorgio.
Oggi l’albergo pur avendo mantenuto la sua struttura storica con le sue luminose sale comuni arredate, come le ampie camere, con mobili d’epoca e di antiquariato si è nel tempo adeguato alle esigenze del moderno comfort, senza compromettere le caratteristiche originali.
Tutte le camere sono dotate di bagno privato e delle attuali tecnologie (internet wi-fi. Tv, telefono diretto, cassaforte ecc.).

Nonostante il diffuso sfruttamento edilizio del territorio, l’ampio giardino, pur con la difficile difesa da insidie di pretesa modernità, ha mantenuto le sue caratteristiche originali: gli alberi esistenti in origine sono cresciuti , anche se alcuni sono morti per anzianità o per avversità atmosferiche, ma certo non si notano stridenti cambiamenti sostanziali .
Lasciata la strada statale e arrivati nel giardino dell’albergo vi sorprenderà ancora il canto degli uccelli e riuscirete a distinguere il canto del merlo, del fringuello, della capinera, dell’usignolo e della cinciallegra , in contrasto con il rumore della strada.
Un funzionale sottopassaggio collega oggi il giardino a lago con quello a monte dove si trova il tennis : il parco risulta così ancora più disponibile e agevole per ogni attività di svago all’aperto.
Alla morte di Luigi avvenuta il 30 ottobre 1985 e della moglie Juliette, 28 marzo 1998, la gestione dell’albergo è passata nelle mani della figlia Margherita, che, sposatasi nel 1971, ha avuto quattro figli: Andrea, Giovanna, Isabella e Veronica. Tutti i figli hanno conseguito una laurea, pur mantenendo nel sangue il DNA dell’ospitalità caratteristico del buon albergatore. Andrea si è laureato in Economia, Giovanna in Lettere moderne, Isabella in Medicina con specializzazione in Ginecologia, Veronica in Filosofia. Tutti sono sposati e godono, grazie a Dio, di felice e numerosa prole.
Oggi l’Albergo è gestito e diretto dai figli Veronica e Andrea : l’una cura in particolare il ricevimento e l’ospitalità, mentre l’altro segue gli aspetti economici e amministrativi. Oggi, più che una volta, per essere un buon gestore di Albergo è necessaria la più ampia conoscenza e cultura.
La missione storica famigliare è sempre quella della tradizione e della serietà nella cura del cliente e dell’ambiente al fine di assicurare il migliore comfort all’ospite.
L’Albergo pur godendo di una posizione naturale unica e apprezzata, da tanti invidiata e sempre insidiata nel tempo dalla, purtroppo, diffusa speculazione, non si propone come luogo di lusso, ma come angolo di pace e serenità, ove sia possibile trascorrere una buona vacanza, a costi contenuti e vantaggiosamente confrontabili con gli altri esercizi pubblici.
Certo oggi il turismo è cambiato e non sono più nel costume comune lunghe vacanze di intere famiglie: prevale il ”mordi e fuggi “ dei viaggi , anche “low cost”, dei voli transoceanici e delle mete dal clima estremo.
Ciò nonostante la casa continua ad essere ben frequentata e apprezzata, come dimostra la fidelizzazione della clientela.
Chissà che nel futuro non ritorni la saggezza ed il desiderio di vacanze tese a ritrovare l’equilibrio del corpo e della mente in un clima consolidato dall’esperienza umana maturata nel tempo.
Si deve riscoprire che per la salute globale del nostro organismo una buona vacanza è meglio di tante medicine .